Brexit, transizione serena per i produttori italiani di ricambi per veicoli industriali.

Al momento la Brexit non sarà un problema per le aziende italiane esportatrici di ricambi aftermarket per veicoli industriali. “Questo perché dal 31 gennaio si avvia un periodo di transizione durante il quale prevediamo che vengano messe a punto le regole da adottare da gennaio 2021, data in cui, salvo rinvii, dovrà entrare effettivamente in vigore l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea”. – conferma Stefania Capelli, customer assistant del Roberto Nuti Group, di Bologna.
Con il venire meno dei trattati comunitari, fra il “continente” e l’Isola, dei nuovi accordi dovranno essere siglati. E’ ancora presto per parlare di maggiori costi per gli scambi commerciali, dovuti a nuove procedure burocratiche o all’introduzione di dazi, timori che sebbene siano diffusi sono al momento infondati. “Per ora – continua Capelli – prevediamo solo qualche rallentamento tecnico dovuto all’adeguamento alle regole in divenire”. Regole e accordi che potrebbero anche modificarsi nel corso dei mesi a venire, dove ci sarà modo di testare anche alcune decisioni già prese. Come quelle che regolano la dogana fra la Gran Bretagna extraeuropea e la Repubblica d’Irlanda, che resta nell’Ue. Fra le due, com’è noto, c’è l’Irlanda del Nord, territorio storicamente delicato dal punto di vista sociopolitico. Per evitare situazioni potenzialmente difficili il confine per i carichi commerciali è stato per ora stabilito in mare, ma non si escludono aggiustamenti o nuovi accordi per regolare il transito delle merci.

L’esito della fase di transizione dipenderà dalla buona volontà dei politici europei e britannici

Il Roberto Nuti Group, a cui fanno capo il brand Sabo (ammortizzatori e molle ad aria per veicoli industriali) e il brand Mupo (sospensioni per moto sportive e da turismo) ha nel Regno Unito un importante mercato. “Non siamo minimamente preoccupati di questo cambiamento, abbiamo ottime relazioni con i nostri clienti britannici”, rassicura Capello. Nel periodo di transizione la Gran Bretagna dovrà comunque applicare le leggi europee. “Attendiamo con grande serenità l’evolversi della transizione e i nuovi patti che saranno stipulati per il transito in entrata e in uscita delle merci. Undici mesi potrebbero essere pochi per accordi complessi come questi. Tutto dipenderà dalla buona volontà delle parti nel trovare un’intesa che non sia penalizzante per chi esce e per chi resta”, conclude Stefania Capelli.

L’auspicio è quello di un approdo morbido, ma i tempi sono stretti

La Brexit inizia dunque il suo percorso accompagnata dalla fiducia di un approdo morbido, più che mai auspicato in un contesto particolarmente difficile, con l’Europa che appare fragile fra le grandi potenze commerciali che si sfidano a colpi di dazi.
Gli accordi fra Ue e Uk dovranno, nelle aspettative delle imprese italiane, scongiurare un aumento degli oneri per adempiere a normative doganali stringenti. I tempi sembrano stretti ma, almeno a Bruxelles, c’è la volontà di chiudere bene la partita, come ha detto il commissario europeo agli Affari economici, l’italiano Paolo Gentiloni, durante il World Economic Forum svoltosi a Davos a pochi giorni dal Brexit Day: “L’Unione Europea è pronta a fare tutto quello che e’ in suo potere per avere le migliori relazioni con il Regno Unito. Vogliamo raggiungere un buon accordo, non è facile in 11 mesi ma è possibile”.